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Traina di fondo con Artificiale
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Traina di fondo con Artificiali

Nel periodo invernale si sa il pesce ha poca attività per via della temperatura dell’ acqua molto fredda. Nel contempo anche il trainista ha qualche problema ad “uscire” per mare nelle primissime ore della mattina. La traina con artificiali in profondità risolve il problema essendo una tecnica di traina diciamo veloce che ci consente di esplorare ampie zone di mare e nel contempo di uscire anche nelle ore centrali della giornata (che sono poi le migliori per questa tecnica).

E’ una tecnica molto produttiva da una profondità di 20 sino anche a 50/60 metri e prevalentemente è praticata nella stagione invernale. Come si diceva prima nel periodo invernale l’ acqua del mare è più fredda (in inverno la temperatura si aggira sui 13°/14°) e tutti i predatori (ricciola, dentice, cernia) si muovono molto di meno per alimentarsi in quanto più movimento corrisponde ad una maggiore dispersione di energia. In questo periodo, inoltre, il pesce tende a stazionare in acque profonde dove la temperatura anche se fredda è più costante. E’ infatti la variazione termica che da “fastidio” al pesce. E’ evidente che la pesca con vivo riserva sempre buone possibilità ma dobbiamo considerare che con la traina veloce (a 3 o 4 nodi) in circa 4 o 5 ore di pesca si percorrono almeno 5 volte la distanza che si coprirebbe trainando l’ esca viva. Il conto è facile: più lunghezza del percorso vuol dire più possibilità di allamata e quindi la conclusione è che nelle poche ore buone e soprattutto di luce che abbiamo in autunno/inverno/prima primavera questa tecnica è molto produttiva. Il problema più serio è quello di portare le esche molto vicine al fondo per stimolare la territorialità del predatore. Con gli artificiali infatti, non potendo sperare nel buon boccone come potrebbe essere un bel calamaro vivo, dobbiamo riporre la nostra fiducia sulla territorialità del predatore e sulla sua innata aggressività a protezione della sua zona. Esistono diversi metodi pratici per portare le esche in profondità, iniziamo con il trattare l’ affondamento con il Monel.



Il Monel

E’ una lenza metallica composta da una particolare lega nella quale è presente piombo e nichel. Questa lega è duttile ma anche molto resistente a patto che non vengano effettuate torsioni del filo su se stesso. Il libraggio che ci consente un maggior affondamento proporzionato al carico di rottura è il 60 libre. Non bisogna, infatti, cadere nell’ errore di pensare che un 80 libre in quanto più pesante possa affondare di più. Il suo peso è direttamente proporzionale al suo diametro per cui filo più pesante corrisponde a filo con maggior attrito in acqua. Stabilito questo, passiamo alla scelta del Mulinello. Una premessa ci porta prima a questa considerazione: nel mare sono presenti una serie di correnti con cariche elettriche ed elettrolitiche che si chiamano correnti galvaniche e che sono stabilizzate nei primi due o tre metri dalla superficie e negli ultimi metri vicini al fondale. La corrente galvanica, con il suo movimento circolare, andrà a percorrere la lenza metallica calata in mare e porterà queste cariche “corrosive” alla fine del cavo, ovvero sul nostro mulinello. Ecco per esempio perché all’ esterno della nostra barca il motore marino ha uno zinco o anodo. Lo zinco è’ un metallo molto duttile e morbido che viene “preferito” dalla corrente galvanica al ferro o all’ acciaio del nostro motore, più duro e resistente. Si tratta quindi di fare “un sacrificio” per salvare qualche cosa di più costoso. Questo esempio ci porta alla conclusione che le parti metalliche presenti nel nostro mulinello andranno incontro a rapida corrosione se non corriamo al riparo. Una serie di piccoli accorgimenti ci consentono di salvare gli ingranaggi inserendo sulla parte interna della bobina ad esempio del nastro isolante, meglio ancora se la bobina non è metallica, magari in PVC o similare. Ciò diluisce nel tempo il rischio del danno degli ingranaggi.



Il mulinello ideale è quindi rappresentato da un rotante almeno della misura 4/0 o anche 6/0, con una buona manovella. Si può anche usare il mulinello elettrico, ma la sportività, che già nel Monel è ridotta la minimo, va a cessare completamente. Ricordiamo sempre che il monel essendo metallico fa sempre l’ effetto molla per cui in fase di imbobinamento un amico dovrà tenere ben frenata la bobina di monel per non farlo sparruccare. In questa fase è bene ogni 50 metri inserire sulla lenza un segnalino colorato fatto da filo di cotone o meglio da un tubetto termo-restrigente colorato. Questo ci consentirà una volta in calata di “misurare” quanta lenza abbiamo in mare. La canna dovrà essere di almeno 20 libre, più indicata la 30, possibilmente a carrucole in quanto quelle ad anelli andrebbero incontro ad una rapida usura. Il puntale della canna da monel è libero e può ruotare a 360 gradi proprio per evitare torsioni dannose alla lenza.
L’ affondamento dipende unicamente da questi fattori: velocità, corrente, artificiale usato, diametro del monel. Per dare un senso concreto al discorso esaminiamo un monel da 60 libre, ad una velocità di 3,5 nodi, con corrente scarsa e con artificiale da 14 o 18 cm con paletta metallica. Con questi parametri la nostra esca affonda circa 6/7 metri ogni 100 di lenza metallica calata in mare. E’ evidente che per raggiungere la profondità di 40 metri si debba mettere in acqua qualcosa come 500 metri di monel con il risultato che difficilmente riusciremo a salpare più di due o tre volte il nostro attrezzo. Tutta quella lenza in mare, inoltre, non ci consente di tornare facilmente su uno scadente o su una marcatura, necessitando di almeno 600/800 metri per effettuare una corretta virata. Ed allora pensiamo a qualche piccolo accorgimento che ci consente di ridurre la quantità di lenza in mare: l’ affondamento frazionato. Si tratta di alternare ogni 50 metri di monel una serie di piombi a sgancio rapido di misure crescenti a partire da uno da 250 grammi, poi uno da 350, poi uno da 500. Con una cosìfatta piombatura avremo calato 150 metri di monel e 1 chilo di piombo, con minor attrito in acqua ed una profondità stimata in circa 20 metri. Questo naturalmente è un sistema che poi va perfezionato e personalizzato in base alla nostra fantasia ed ai fondali ove intendiamo pescare.
E’ consigliato fare delle prove di affondamento su un fondale sabbioso. Come fare per capire dove nuota la nostra esca artificiale? Innanzitutto ci portiamo su un fondale diciamo di 30 metri sabbioso e caliamo la lenza metallica a circa 4 nodi e mezzo, poi ogni 50 metri inseriamo un piombo a sgancio a partire da 250, poi 350 e poi 500 grammi. Rilasciamo ancora 50 metri di lenza e ricordiamoci di fermare la lenza sul colore del nostro “segnalino”. Iniziamo a ridurre lentamente la velocità sino a quella che pensiamo sia quella giusta per la traina (consigliati i 3,5 knt). Una volta che il minnows o un altro artificiale tocca il fondo solleviamo di un metro sino ad avere la certezza che sta navigando quasi a contatto. Qui segniamo la lenza e ci ricorderemo, appuntando il tutto su un taccuino, che ad esempio al segnalino di colore verde corrisponde la profondità di 22 metri. Faremo altre prove ed al termine avremo l’ esatta situazione che ci consentirà di effettuare sicuri carnieri.

Ma cosa è che attrae il pesce?

Il Monel emette una serie di vibrazioni che “infastidisce ed innervosisce” soprattutto il dentice il quale sia per territorialità che quasi per fastidio attacca l’ esca che gli passa vicino. Il monel funziona bene anche se non si porta a stretto contatto con il fondo e se fa navigare l’ esca un po’ sollevata in quanto avendo un affondamento costante e graduale consente all’ artificiale di passare davanti al pesce senza avere lo stesso nulla davanti. Discorso diverso è per la cernia che vuole avere il “pranzo” proprio a portata di “muso”.


Non esiste l’ artificiale da monel è importante invece che il suo nuoto sia accattivante, la sua livrea sgargiante e quanto mai sia grande. Sono indicati quindi minnows di 14, 18 e più cm. Ma anche esche piombate siliconiche danno ottimi risultati. Se la pancia dell’ artificiale è di colore giallo/arancio allora abbiamo una marcia un più. Alcuni minnows inoltre, navigano bene anche a 2 nodi per cui il potere di affondamento del sistema pescante è naturalmente superiore.


È consigliabile collegare al monel un terminale di almeno 30 metri, con gli ultimi 5 in fluorocarbon del diametro variabile dallo 0,50 allo 0,70 a secondo della mole delle nostre prede. Il collegamento del terminale al monel avviene tramite una piccola girella che passi agevolmente nei passanti della canna. La legatura è abbastanza semplice. Componiamo una piccola asola con il monel dopo aver inserito una girellina da 40/60 libre, teniamola compatta con una pinza ed iniziamo ad effettuare con il capo libero del monel alcune spire larghe (3 o 4). Iniziamo poi a stringere le spire e avvolgiamo la lenza per cinque o sei volte. Non tagliamo ma procediamo con un movimento circolare a rompere l’ eccedenza del capo libero. Se vogliamo eliminare punte acuminate chiudiamo il tutto con un tubicino termosaldante.

Non ci resta che trovare una bella secca, possibilmente con il fondale che non presenti rapidi e repentini innalzamenti di fondale e andare a provare la tecnica di traina con il monel ricordandoci che è necessario “sacrificare” una uscita di prova per testare le profondità e compattare la nostra attrezzatura.

Articolo inviatoci dal rinomatissimo capitano IGFA Massimo Rotondaro.
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