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Generalmente in questa tecnica si usano canna da surfcasting, con potenza intorno ai 100 grammi, salvo per l'orata dove un pò di potenza in più può darci ragione della caparbietà che la contrattistingue durante i recuperi, soprattutto se ci troviamo di fronte ad esemplari di grossa taglia.
Sceglieremo una postazioni comoda, sicura e, per la pesca notturna, ben illuminabile dalle torce dove potersi muovere rapidamente in tutta libertà.
Le canne saranno lunghe da 4 a 4,20 metri e visti gli spazi a volte limitati, saranno riposte su di un tripode dotato di piedi telescopici regolabili, per regolarlo alle asperità del piano d'appoggio.
Utile, soprattutto se si pesca di notte, l'uso di segnalatori d'abboccata integrati al tripode, preferenzo quelli da applicare alla lenza madre per la possibilità di renderli operativi in pochi movimenti.
In presenza di numerosi scogli sommersi eviteremo l'utilizzo del multifibra, inimitabile per la resistenza alla trazione, ma tenero allo sfregamento.
Il diametro del filo da imbobinare dipenderà dalle distanze che intendiamo raggiungere, sapendo che più il nylon sarà fine più la distanza raggiunta dal nostro calamento sarà maggiore.
Sarà utile ricorrere, in questa tecnica, all'uso di zavorre a perdere, legandole al terminale con uno spezzone di shock leader più fine, dovrecce cedere prima, permettendoci il recupero del termianle e dell'eventuale preda.
Il parco esche da impiegare è a base di anellidi e oloturoidi per saraghi, orate, mormore, spigole e labridi: tranci di cefalopodi o sarde per la grande spigola, gronchi e murene.
Le montature da usare sono le stesse di quelle previste per il surf casting.





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