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Ancorati o in lenta deriva, cullati dolcemente dalle onde nell'attesa di un'abboccata in mare aperto.
E' la caccia ai grossi tonni, ai pesci spada o agli squali. Ma anche prede normali ed interessanti come gli sgombri, nel sottocosta.

La tecnica di pesca del drifting è nata in Francia, nel Golfo del Leone, dove i Tonni rossi sono di casa e il nome deriva dall'inglese to drift: lasciarsi trasportare.
La data di nascita del sistema nel nostro paese si fa risalire alla metà degli anni 80, quando un pescatore catturò a drifting un tonno di quasi 400 Kg.

Oggi sono molti i praticanti di questa tecnica di pesca che si dividono in due scuole: L'Adriatica, dove la barca si ancora grazie ai bassi fondali, e la tirrenica dove si scarroccia pescando in profondità.

Questo sitema va bene anche per specie minori, con attrezzature leggere, indirizzandosi verso sgombri e sugarelli.

Per la pratica in alto mare occorrono barche specifiche.
Questo ha favorito il noleggio di imbarcazioni e attrezzature, con tanto di skipper esperto



ATTREZZATURA

La robustezza degli attrezzi è fondamentale, date le dimensioni e la forza dei pesci, quindi non lesiniamo sull'acquisto.



Scegliamo attrezzi affidabili, a prescindere dalla loro potenza. Le moderne canne sono lunghe circa 2 metri, e vanno da 50 a 130 libbre, sono in pezzo unico o a due parti, con manico che si avvita sul fusto.

Sono divise in 3 categorie di flessibilità: slow(lento), fast(fermo) ed extra fast (molto fermo), ma in linea di massima si privilegiano attrezzi che si riflettono intorno al 30% nella parte del cimino e lavorano di punta.

Le slow hanno un'azione molto parabolica, danno soddisfazione ma denunciano limiti quando la preda fugge verso il fondo.

Importanti gli anelli che sono a carrucola (roller) e applicati alla canna con legature resistenti.

Il mulinello deve essere capiente e munito di un'ottima frizione: un grosso pesce può prendersi 300 metri di filo in pochi secondi, mettendo a dura prova i meccanismi.

Le parti meccaniche sono costruite in kevlar e carbonio per evitare al massimo il surriscaldamento delle parti quando la lenza esce a grande velocità sotto trazione.

LA PASTURAZIONE

Si svolge in due fasi. Prima di calare le lenze l'imbarcazione procede per circa un miglio trainando sacchi pieni si sardine macinate che lasciano una scia in acqua.

In seguito, a barca ferma e lenze in acqua, si getta una sardina intera e quando scompare alla vista, un'altra: il ritmo è cadenzato e , a turno, un membro dell'equipaggio si occupa della continua pasturazione .

Occorre innescare la sardina in modo che si presenti come quelle da pastura, cioè con la pancia verso l'alto: questo si ottiene infilando l'amo nell'ano e facendolo uscire appena dietro le branchie.



Articolo Inviatoci da Maurizio Borina.

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